Le Regioni italiane stanno progressivamente avviando iniziative per rendere obbligatorio il Modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/2001.
In particolare, la Regione Puglia ha proposto un iter legislativo, seppur inizialmente ostacolato dal parere sfavorevole della Commissione competente, che potrebbe imporre a soggetti pubblici e privati l’adozione di tali modelli.
L’obiettivo principale è garantire che l’attività aziendale si svolga nel rispetto della legalità, eticità e trasparenza.
Esperienze regionali simili
Regione Campania
La Regione Campania, con la proposta di legge regionale n. 86/2021, ha suggerito che il Modello di organizzazione e gestione diventi una condizione necessaria:
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Per richiedere finanziamenti pubblici
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Per partecipare a nuove procedure di affidamento di contratti di servizi e forniture
Altre Regioni italiane
Diverse Regioni hanno già introdotto discipline simili negli anni:
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Regione Calabria: L.R. 21 giugno 2008, n. 15 → obbligo di adeguarsi al d.lgs. 231/2001, almeno per le imprese in convenzione con l’ente territoriale.
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Regione Abruzzo: L.R. 27 maggio 2011, n. 15 → obbligo per enti dipendenti/strumentali di adottare modelli secondo il d.lgs. 231/2001.
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Regione Calabria: L.R. 4 dicembre 2012, n. 60 → conferma degli obblighi per enti dipendenti e strumentali.
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Regione Lombardia:
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Decreto 8 giugno 2010, n. 5808 → requisiti per iscrizione all’albo regionale di operatori pubblici e privati per servizi di istruzione, formazione e lavoro.
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Delibera Giunta Regionale 25 luglio 2012, n. IX/3856 → requisiti per accreditamento di strutture di ricovero e cura.
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Tendenza verso l’obbligatorietà
Pertanto, anche in assenza di un vincolo normativo nazionale, emerge chiaramente una tendenza locale a rendere obbligatorio il Modello di organizzazione e gestione secondo il d.lgs. 231/01.
Questa misura rappresenta un’opportunità per:
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Efficientamento dell’organizzazione aziendale
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Aumento della serietà e trasparenza
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Garantire la legalità nelle attività aziendali

